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Dermatologia clinica
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14 Luglio 2026
L'esposizione ai raggi del sole è essenziale per la vita dell'uomo: essa, infatti, gioca un ruolo fondamentale nella sintesi della vitamina D e nella regolazione del ritmo circadiano. Per decenni, l'abbronzatura è stata associata all'idea di salute, e le vacanze al sole considerate sinonimo di benessere e relax.
Oggi invece, è ben noto come l'abbronzatura sia un segnale di allarme della pelle che cerca di difendersi dai danni causati dal sole. Infatti, l'esposizione eccessiva alle radiazioni ultraviolette rappresenta uno dei principali fattori ambientali responsabili del danno cutaneo cronico e dello sviluppo dei tumori cutanei.
Da decenni, sono state avviate in tutto il mondo campagne di divulgazione e di informazione sui danni del sole incentrate sull'educazione dei pazienti a una corretta fotoesposizione e fotoprotezione. Ciononostante, in molti Paesi (come i Paesi Europei e gli Stati Uniti) i tassi di incidenza del melanoma e degli altri tumori cutanei non sono ancora diminuiti significativamente e gli obiettivi della prevenzione primaria non sono stati ancora raggiunti.
Ancora oggi, molte persone sottovalutano il rischio dell'esposizione ai raggi UV e il rischio di comparsa di tumori della pelle.
La radiazione ultravioletta è costituita da raggi UVA, UVB e UVC. Questi ultimi vengono quasi completamente assorbiti dallo strato di ozono e non raggiungono dunque la cute. I raggi UVA e UVB vengono assorbiti dalla pelle e innescano differenti eventi biologici. Essi sono responsabili dell'eritema solare e delle scottature. Gli UVB possiedono un'elevata energia e danneggiano la struttura del DNA cellulare in modo diretto. I raggi UVA agiscono invece prevalentemente attraverso meccanismi indiretti, innescando la produzione di radicali liberi e l'aumentata produzione di enzimi che degradano collagene ed elastina. Ciò si traduce nel fotoinvecchiamento, caratterizzato dalla comparsa di rughe profonde, perdita di elasticità, capillari dilatati e macchie scure.
Le cellule della pelle possiedono sofisticati sistemi di riparazione che sono in grado, entro una certa misura, di compensare i danni da UV: la pelle si difende dai raggi del sole aumentando la produzione di melanina (abbronzatura), e attivando la produzione di antiossidanti in grado di riparare il DNA. Tuttavia, quando l'intensità e la durata dell'esposizione superano la capacità di difesa dell'organismo, si sviluppano danni cellulari che possono diventare permanenti e condurre all'insorgenza di neoplasie cutanee.
I tumori cutanei più frequenti sono i carcinomi basocellulare e spinocellulare e il melanoma. L'esposizione cronica e protratta al sole rappresenta il principale fattore di rischio per i carcinomi basocellulare e squamocellulare, mentre lo sviluppo del melanoma, sembra correlato all'esposizione intensa e intermittente (scottature) soprattutto durante l'infanzia e l'adolescenza.
Il fototipo classifica le diverse carnagioni in base al colore degli occhi e dei capelli e della capacità di abbronzarsi. In dermatologia si distinguono sei fototipi:
Fototipo 1: Carnagione chiarissima, capelli biondi o rossi. Si scotta sempre e non si abbronza mai.
Fototipo 2: Pelle molto chiara, capelli biondi o castano chiaro, occhi chiari. Si scotta facilmente, si abbronza poco e con difficoltà.
Fototipo 3: Pelle mediamente chiara, occhi verde scuro o nocciola, capelli biondo scuro o castani. Si scotta moderatamente e si abbronza in modo graduale.
Fototipo 4: Pelle scura, capelli castano scuro o neri. Si scotta raramente e si abbronza con facilità.
Fototipo 5: Pelle scura, capelli neri. Raramente si scotta e si abbronza intensamente.
Fototipo 6: Pelle molto scura, capelli neri, occhi scuri. Non si scotta mai.
Il fototipo condiziona la sensibilità individuale ai danni del sole. I fototipi più bassi, 1 e 2, si scottano facilmente e sono più a rischio di sviluppare tumori cutanei. È bene tuttavia ricordare che, sebbene meno a rischio, anche i soggetti con fototipo più alto possono sviluppare tumori della pelle.

I bambini sono particolarmente vulnerabili ai danni del sole. L'esposizione al sole senza protezione e le scottature durante l'infanzia e l'adolescenza aumentano il rischio di sviluppare un tumore della pelle in età adulta. È importante usare cappellini e indumenti protettivi e applicare creme solari sulle aree di pelle scoperte. È fondamentale inoltre una corretta educazione sin da piccoli sull'adozione delle misure di fotoprotezione corrette.
Per prevenire e limitare i danni legati all'esposizione al sole, è opportuno proteggere la pelle: la fotoprotezione è considerata una delle più efficaci misure di prevenzione primaria in dermatologia. La fotoprotezione moderna si basa su una strategia integrata che comprende misure comportamentali, mezzi fisici e utilizzo di filtri solari topici e sistemici.
Evitare o limitare l'esposizione intenzionale al sole e usare indumenti protettivi adeguati sono le prime e più efficaci misure di prevenzione. È raccomandato evitare di esporsi nelle ore centrali della giornata, ricercare l'ombra e indossare cappelli, indumenti protettivi e occhiali da sole con filtri UV certificati.
Si tratta di prodotti (creme, gel, lozioni o spray) che contengono filtri solari in grado di schermare parzialmente i raggi UV. La loro efficacia fotoprotettiva viene espressa mediante l'SPF (Sun Protection Factor). L'SPF più alto è il 50+. L'offerta sul mercato è vasta, ed esistono oggi formulazioni e texture specifiche per ogni tipo di pelle, anche per quelle patologiche, rendendone così più facile l'utilizzo. Tuttavia, l'applicazione di questi prodotti applicati in quantità insufficiente e in maniera scorretta, riduce il livello di protezione reale che risulta spesso significativamente inferiore rispetto a quello indicato. Le raccomandazioni attuali sono pertanto quelle di applicare il prodotto generosamente, e rinnovare l'applicazione ogni due ore, dopo il bagno o in caso di sudorazione intensa.
Alcuni principi attivi con proprietà antiossidanti, quali nicotinamide, Polypodium leucotomos, carotenoidi e vitamine, possono essere dei buoni coadiuvanti nel ridurre il danno ossidativo indotto dagli UV. Non sostituiscono, però, le altre misure di fotoprotezione.
Concludendo, la promozione di una corretta cultura della fotoprotezione, associata all'impiego di prodotti ad ampio spettro e a misure comportamentali adeguate, rappresenta oggi il mezzo più efficace per prevenire il fotoinvecchiamento e ridurre l'incidenza dei tumori cutanei.
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