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Centro Skin Cancer Center
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14 Agosto 2026
Uno studio condotto all’IDI-IRCCS di Roma su 886 pazienti e 1.057 lesioni cutanee racconta, attraverso i dati della pratica clinica quotidiana, come dermoscopia e microscopia confocale possano lavorare insieme per orientare il percorso diagnostico e la scelta tra controllo e intervento.
Quando un neo o una lesione della pelle presenta caratteristiche dubbie, la domanda del paziente è spesso semplice: “È necessario toglierla?” Per il dermatologo, la risposta richiede di integrare informazioni diverse. L’esame clinico e la dermoscopia rappresentano il primo livello fondamentale di valutazione; in alcuni casi, però, una lesione può rimanere incerta e rendere utile un approfondimento di secondo livello.
È qui che entra in gioco la diagnostica dermatologica non invasiva. All’IDI-IRCCS, lo Skin Cancer Center integra competenze specialistiche e tecnologie dedicate allo studio delle lesioni cutanee. Tra queste, la microscopia confocale consente di osservare in vivo la pelle con una risoluzione prossima a quella istologica, ottenendo immagini delle strutture cellulari e tissutali superficiali senza incisioni durante l’esame. Il Centro dispone inoltre di tecnologie come LC-OCT e Mappatura 3D Total Body (con tecnologia VECTRA WB360), impiegate in percorsi selezionati di diagnosi e monitoraggio.
La microscopia confocale non sostituisce la dermoscopia e non sostituisce l’esame istologico quando quest’ultimo è necessario. Il suo valore è soprattutto quello di aggiungere informazioni nei casi in cui la valutazione clinica e dermoscopica non sia sufficiente a sciogliere il dubbio. Può così contribuire a individuare le lesioni da asportare e, allo stesso tempo, a selezionare quelle che possono essere seguite con controlli programmati.
A fotografare concretamente questo modello di lavoro è lo studio “Reflectance Confocal Microscopy Integrated With Dermoscopy in a Real-World Tertiary Referral Cohort: Diagnostic Agreement, Management Outcomes, and Number Needed to Excise in 1057 Lesions”, pubblicato nel 2026 sull’International Journal of Dermatology. Il lavoro, firmato dal Dr. Luca Ambrosio insieme a colleghi dell’IDI e collaboratori universitari, ha analizzato l’attività dell’ambulatorio specialistico di microscopia confocale dell’Istituto tra ottobre 2023 e settembre 2024.
In un anno sono stati valutati 886 pazienti, per un totale di 1.057 lesioni cutanee. È quindi una fotografia della pratica clinica reale di un centro dermatologico di riferimento, con lesioni melanocitarie e non melanocitarie localizzate in diverse aree del corpo e gestite sulla base dell’insieme delle informazioni disponibili.
Uno dei risultati più interessanti riguarda proprio il rapporto tra dermoscopia e microscopia confocale. Le due metodiche non forniscono semplicemente la stessa informazione: osservano aspetti differenti della lesione e possono completarsi a vicenda. Tra le 931 lesioni per cui erano disponibili entrambe le classificazioni, la concordanza è stata del 37,8%, mentre le distribuzioni diagnostiche erano significativamente associate. Questo dato non indica che una tecnica sia “migliore” dell’altra. Al contrario, riflette il contesto di un ambulatorio di secondo livello, al quale arrivano spesso lesioni ancora dubbie dopo la dermoscopia e per le quali la confocale può aggiungere nuove informazioni morfologiche.
Il dato forse più immediato riguarda le lesioni melanocitarie sottoposte ad asportazione. Tra 162 lesioni considerate sospette dopo la valutazione combinata e successivamente rimosse, l’esame istologico ha confermato 41 melanomi. Il “numero necessario di escissioni” è stato quindi pari a 3,95: in questa popolazione selezionata sono state asportate in media circa quattro lesioni melanocitarie per identificare un melanoma. È un risultato che suggerisce un percorso di selezione efficiente in un centro ad alta specializzazione, ma che non può essere automaticamente esteso alla popolazione generale o a contesti con caratteristiche diverse.
Lo studio mostra anche che la microscopia confocale è parte di un percorso, non un esame isolato. Tra le 1.002 lesioni con dati di gestione disponibili, il 33% è stato sottoposto a escissione chirurgica, il 41,8% a controllo con microscopia confocale, il 5,6% a controllo dermoscopico e il 19,6% a monitoraggio clinico senza imaging avanzato. Le lesioni classificate alla confocale come sospette per malignità venivano asportate nella grande maggioranza dei casi; quelle con caratteristiche benigne venivano più spesso seguite nel tempo.
Questo è un punto importante per il paziente: utilizzare strumenti di imaging avanzato non significa semplicemente “fare più esami”, ma costruire un percorso proporzionato al rischio della singola lesione. Quando l’indicazione chirurgica è appropriata, l’esame istologico resta il riferimento definitivo; quando invece il quadro permette una gestione conservativa, il monitoraggio può consentire di evitare procedure non necessarie mantenendo una sorveglianza specialistica.
La ricerca ha inoltre valutato le lesioni non melanocitarie, quindi non soltanto il melanoma. Tra le lesioni non melanocitarie asportate e con conferma istologica, il 39% è risultato maligno. Nel sottogruppo già classificato alla confocale come maligno non melanocitario e poi verificato istologicamente, 27 lesioni su 43 sono state confermate, pari al 62,8%. Sono dati che ampliano il valore clinico della metodica anche nella gestione dei tumori cutanei diversi dal melanoma.
Lo studio dimostra come, nella pratica reale, la sua integrazione con dermoscopia, visita clinica, sede della lesione e storia del paziente possa sostenere decisioni concrete tra chirurgia e follow-up.
È proprio questo il punto di forza della diagnostica non invasiva dell’IDI: unire tecnologia, esperienza dermatologica e continuità di presa in carico. Il paziente non viene valutato da una macchina, ma da un’équipe che utilizza strumenti diversi per rispondere alla stessa domanda clinica, scegliendo quando osservare, quando approfondire e quando intervenire. Lo Skin Cancer Center dell’IDI è strutturato per accompagnare il paziente dalla valutazione iniziale agli eventuali esami di secondo livello, fino al trattamento e ai controlli successivi, con la possibilità di un confronto multidisciplinare nei casi complessi.
Lo studio del Dr. Luca Ambrosio e del gruppo dello Skin Cancer Center diretto dal Dr. Giovanni Di Lella traduce così in numeri un’attività che ogni giorno punta a un obiettivo concreto: riconoscere tempestivamente i tumori cutanei e, nello stesso tempo, evitare procedure non necessarie quando un controllo accurato e programmato rappresenta la scelta più appropriata. In questo senso ricerca e assistenza procedono insieme: misurare i risultati della pratica clinica significa comprendere meglio ciò che facciamo e continuare a migliorare il percorso offerto ai pazienti.
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